Le sirene, una cronaca antica dal Mediterraneo

Alcune tra le civiltà più importanti e floride dell’antichità si affacciavano sul Mediterraneo: in questo bacino che va dallo Stretto di Gibilterra fino allo Stretto dei Dardanelli (antico Ellesponto) numerosi popoli hanno avuto modo, grazie soprattutto agli scambi commerciali, ma anche alle trattative diplomatiche e alle guerre, di cementare (o vanificare, dipende dai casi) i rapporti tra di loro, ma soprattutto di plasmare le proprie identità
Tante storie ambientate nel mar Mediterraneo potrebbero essere raccontate, ma, stringendoci attorno al mito, il personaggio mitologico che subito mi viene in mente quando si parla di mare nostrum è la sirena.

Quid Sirenes cantare sint solitae?

trad. cosa cantavano di solito le sirene?

Pare che l’imperatore Tiberio, grande appassionato di mitologia, mettesse spesso alla prova con questa domanda i maestri di cui si circondava – almeno così ci racconta Svetonio (De Vita Cesarum, III, 70).
Ma, a quanto pare, Tiberio era anche un gran simpaticone se consideriamo che Odisseo ha avuto l’onore di ascoltare solo l’incipit di quel leggendario canto, Enea dopo di lui sentì solo l’infrangersi delle onde sugli scogli ed Orfeo, prima di entrambi, lo coprì col suono della sua cetra; naturalmente, chiunque altro lo abbia ascoltato, non ha, però, avuto in sorte di poterlo raccontare.

La domanda dell’imperatore nascondeva dunque un tranello, e ho ragione di credere che nessuno – ad oggi – abbia potuto rispondere a quella domanda senza scavalcare la soglia al limite tra il mito e la fantascienza o aver tentato le vie dell’interpretazione socio-antropologica.


Possiamo iniziare però rispondendo ad un’altra domanda.

Chi erano le sirene?

Di donne-uccello, mostri alati e fanciulle caudate

Tutte le descrizioni che si rispettino cominciano chiedendosi per quale ragione una tal cosa viene chiamata con quel particolare nome.
Già l’etimologia della parola sirena desta dubbi e incertezza: il sostantivo italiano deriva direttamente dal latino tardo sirena, a sua volta derivato da siren del latino classico;  in greco antico, invece, la parola è Σειρήν (Seirén). Coloro che hanno avanzato interpretazioni partendo dal mito, hanno proposto un collegamento con σύρω (syro) col significato di io trascino, io attraggo, ma anche con σειράω (seiráo) che significa io incateno. C’è stato anche chi ha fatto ricorso all’indoeuropeo, ma in questa sede – ritengo (facendo un sospiro di sollievo) – le informazioni finora fornite sono sufficienti.

Cosa ci racconta il mito


Figlie del fiume Acheloo e di Calliope o Tersicore o anche di Melpomene per le loro virtù musicali che le avvicinano alle Muse, le sirene, solitamente, sono tre: Parthenope, Leucosie e Ligée; ma altre volte anche due e con nomi differenti. Omero le colloca nell’Italia del Sud tra Eea (isola abitata da Circe) e Scilla. Pare che, originariamente, avessero sembianze umane, ma Demetra, poiché non avevano salvato la figlia Persefone rapita da Ade, le trasformò in uccelli con teste di donne (Igino, Fab. 141,1).

Askòs magnogreco di bronzo in forma di Sirena, Murgie, ca. 470-460 a.C.

Un’altra versione racconta, invece, che furono loro a supplicare gli déi di dargli delle ali per poter cercare Persefone, loro compagna, appena scomparsa. 

Ma voi, o figlie dell’Achelòo, com’è che avete penne e zampe mentre portate visi di fanciulle? Forse perché, quando Proserpina raccoglieva fiori primaverili, eravate, dotte Sirene, nel numero delle sue compagne? Dopo che invano l’aveste cercata per tutta la terraferma, ecco che, perché anche il mare sapesse quanto eravate angosciate, esprimeste il desiderio di potervi soffermare sopra i flutti remigando con delle ali, e trovaste gli dèi ben disposti, e tutt’a un tratto vi vedeste gli arti farsi biondi di penne.

Ovidio, Met. V 551-63. Trad. di P. Bernardini Marzolla
Statua in terracotta di sirena. ca. 570-550 a.C., conservata al Metropolitan Museum of Art.

Questa tradizione, dunque, che collega le sirene al mondo dell’oltretomba e alla regina degli Inferi, ci narra anche che loro compito era di affascinare tramite il loro canto le anime di tutti i defunti e di condurli al cospetto di Persefone, addolcendo loro il momento del trapasso con la musica. Le Sirene piangono quindi le anime dei defunti, e infatti, nell’antichità, venivano spesso rappresentate nell’arte funeraria; sono, di solito, ritratte come esseri alati, con il corpo per metà umano e per metà d’uccello. Raramente hanno artigli, e a volte hanno il volto barbuto. Spostandosi dalla cultura greca a quella latina, è possibile notare una rielaborazione in chiave allegorica del mito, che mette in evidenza alcune caratteristiche che gli autori greci non avevano esaltato palesemente: le sirene diventano il simbolo del piacere sessuale, e più in generale l’incarnazione della seduzione femminile.

Ulisse e le sirene. Mosaico pavimentale romano del secolo II d.C., conservato al Museo del Bardo di Tunisi.

Di pari passo con la rielaborazione allegorica, durante il periodo romano a mutare è anche l’aspetto della sirena: la rappresentazione abbandona l’iconografia di un uccello con volto di donna per spostarsi su quella di una donna con ali d’uccello, risaltando quindi l’aspetto femminile del mostro. Sarà soltanto a partire dall’epoca medievale che le sirene verranno raffigurate con la parte inferiore del corpo a forma di coda di pesce. Il momento storico, successivo alla caduta dell’Impero Romano, in cui la sirena passa definitivamente ad un aspetto di donna con parte posteriore del corpo caudata (modello a cui si rifarà tutta la contemporaneità) è databile intorno al VII-VIII sec. d. C. La comparsa del Liber monstrorum de diversis generibus, nell’VIII sec., testo di autore anonimo, che riporta notizie sui mostri che abitano la terra, segna il definitivo passaggio dal personaggio mitico antico a quello che conosciamo oggi.


Ma queste funeree creature del mito sono ricordate soprattutto come protagoniste di alcuni episodi cult dei racconti antichi. Scopriamo quali. 

Odisseo ed Enea: naufraghi e migranti

In principio c’era Omero. Ed è solo da lui, ​​dovendo dare il via ad una trattazione sulla tradizione letteraria riguardante le sirene, che potremmo cominciare.
Il primo passo da considerare, dunque, è fuor di dubbio nel XII libro dell’Odissea, dove sono le antagoniste di Odisseo.
L’apparizione delle sirene nell’Odissea coincide con la parte finale del racconto delle avventure del naufrago, e all’incirca con i primi 200 versi del libro XII. Ma i versi che destano curiosità sono questi:

Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
ferma la nave, la nostra voce a sentire. 
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, 
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce; 
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose. 
Noi tutto sappiamo, quanto nell’ampia terra di Troia 
Argivi e Teucri patirono per volere dei numi; 
tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice.

Omero, Od. XII 182-91. Trad. di R. Calzecchi Onesti
Stamnòs attico a figure rosse. The Siren Painter, ca. 480-470 a.C.

Pronunciate queste parole, Odisseo invano chiede ai compagni di essere slegato e il resto è storia. Le uniche parole del leggendario canto delle sirene altro non sono che la promessa di un canto (“the promised song”) che, di fatto, non è stato condiviso con la posterità. 

Lo Pseudo-Apollodoro (I sec. a.C.) ci consegna la conclusione dell’episodio, che Omero tace:

Odisseo, che passando davanti a loro voleva ascoltarne il canto,
seguendo il consiglio di Circe, riempì di cera le orecchie dei compagni e ordinò
loro di legarlo all’albero maestro. Poiché il canto delle Sirene
lo induceva a fermarsi, pregava i compagni di slegarlo, ma essi lo
legavano ancora più stretto: così passò oltre. Una profezia diceva
che le Sirene sarebbero morte se una nave riusciva a passare: ed
esse, infatti, morirono.

Pseudo-Apollodoro, Epitome VII, 19-20. Trad. di Maria Grazia Ciani

Alla morte delle sirene sono legati i miti di fondazione di Napoli (Parthenope), Lamezia Terme (Ligèe) e Paestum (Leucosie). Pare, dunque, siano passate a miglior vita in seguito al passaggio di Odisseo, o almeno così  ci fa intendere anche Virgilio nell’Eneide raccontando il viaggio di Enea:

E già s’accostava agli scogli delle Sirene, 
ardui tanto una volta, bianchi di tante ossa: 
già risuonavano rauchi al frequente rumore del mare 
in lontananza, quando Enea scoprì che la nave
 errava alla deriva e aveva perduto il pilota. 
Allora egli stesso diresse lo scafo nell’onda notturna, 
mentre, commosso dal caso, molto gridava nel pianto:
 ‘O troppo fiducioso nel mare e nel cielo sereno, 
giacerai, Palinuro, in sabbia ignota, nudo.

Verg. Aen. V 864-71. Trad. di C. Vivaldi

Invece dei canti delle sirene ardui tanto una volta, a risuonare sono i nudi scogli percossi dalle onde, e il grido di pianto disperato di Enea alla vista del compagno morto in sabbia ignota, nudo.

Gli Enea che oggi, invece, rischiando tutto attraversano il mar Mediterraneo per trovare un luogo da poter chiamare casa, fuggono da mostri ben più orrifici delle sirene dei ciclopi e delle Scilla e Cariddi, perché reali abomini. Anche loro come Enea da Troia, fuggono da guerre che hanno devastato tutto ciò che conoscevano. 

Come Enea, migliaia e migliaia di altri uomini e donne si sono trovati in quell’istante sconvolto al contempo da eccitazione e disperazione che Virgilio fotografa così: 

Così, consunta la notte, ritorno a vedere i compagni.
E qui trovo con meraviglia che era affluita
una moltitudine di nuovi compagni, donne e uomini, 
popolo radunato all’esilio, miserevole turba. 
Si raccolsero da tutte le parti, pronti d’animo e di forze, 
in qualunque terra volessi condurli per mare.

Verg., Eneide, II, vv. 795-800. Trad. di L. Canali

La figura mitologica della sirena ha avuto grandissima fortuna nelle rappresentazioni letterarie moderne e nell’immaginario collettivo in genere.

Hymn of life, Yayoi kusama, dalla serie The Little Mermaid. 2015.

A seguire, qualche spunto di lettura dall’epoca moderna e contemporanea: 

La sirena (o Lighea), racconto lungo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dove si narra la relazione tra un grecista e una sirena. 
The Odyssey, graphic novel illustrata e scritta da Seymour Chwast, un riadattamento contemporaneo dell’Odissea omerica. 
Atlante delle Sirene. Viaggio sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni, di Alice Grieco, è un raccolta documentata di tutte le apparizioni delle sirene nella letteratura, nelle arti figurative e nella musica. 
The Little Mermaid, di Hans Christian Andersen e Yayoi Kusama, la fiaba dello scrittore danese torna a nuova vita con l’interpretazione contemporanea dell’artista giapponese Kusama.

Fonti consultate:

Canali, Luca. 1978. Eneide: Libri 1-2 (1988). Vol. 1. Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori.
Kerényi, Károly. 2015. Gli dei e gli eroi della Grecia. Il saggiatore.
Liddell, Henry George, Robert Scott, and Henry Stuart Jones. 1940. “A Greek-English lexicon/compiled by Henry George Liddell and Robert Scott.”
Maro, Publius Vergilius, Cesare Vivaldi, and Giuseppe Ungaretti. 1970. L’Eneide di Publio Virgilio Marone: testo latino a fronte. Longanesi.
Musti, Domenico. 1999. I telchini, le sirene: immaginario mediterraneo e letteratura da Omero e Callimaco al romanticismo europeo. Vol. 10000. Istituti editoriali e poligrafici internazionali.
Omero, and Rosa Calzecchi Onesti. 1968. Omero Odissea. Mondadori.
OVIDIO, Publio Nasone. 2015. “Metamorfosi, a cura di Piero Bernardini Marzolla.” Milano, Fabbri.
Scarpi, Paolo, and Maria Grazia Ciani. 1996. “Apollodoro. I miti greci (Biblioteca).” Milano: Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore.
Schur, David. 2014. “The Silence of Homer’s Sirens.” Arethusa 47 (1): 1-17.

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