Consigli di un certo genere: 5 storie queer

Cominciamo da una definizione: cosa intendiamo col termine queer

Queer è un termine inglese che fa riferimento alle persone omosessuali, in modo particolare agli ‘omosessuali maschi effeminati’. A lungo, l’accezione del sostantivo è stata negativa e paragonabile al termine dispregiativo italiano frocio

Ma da dove viene queer


La parola ha origini germaniche: nel tedesco moderno, infatti, l’aggettivo quer vuol dire di traverso, e per estensione il termine ha assunto anche il senso di perverso; mentre nella lingua inglese, il termine appare per la prima volta solo intorno al ‘500 con il significato di particolare, eccentrico

Bisognerà aspettare gli inizi del XX secolo perchè l’associazione mentale col termine diventi negativa; è pur vero, del resto, che, sempre nella lingua inglese, la parola utilizzata per indicare l’individuo eterosessuale è straight, diritto proprio a volerci suggerire la convenzionalità e la correttezza dell’inclinazione sessuale. 

Soltanto negli ultimi vent’anni la parola queer ha assunto le connotazioni che conosciamo, arrivando ad identificare «un campo di studi ampio ed interdisciplinare sulle questioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, ma anche alla loro intersezione con gli altri possibili posizionamenti identitari come la classe sociale, la provenienza geografica, la disabilità, eccetera».

Questa la premessa per poter denunciare, finalmente, il criterio di selezione dei testi che vi propongo.
I romanzi che seguono mettono chiaramente in mostra la complessità del percorso di costruzione dell’identità ed è soprattutto questo il motivo per cui mi sono affidata alla parola queer. Il termine queer è inclusivo, e l’inclusività è l’unico modo che possediamo per poter vivere con meraviglia la diversità, fonte inestimabile di ricchezza.

Billy-Ray Belcourt, Storia del mio breve corpo

Più che un romanzo, questo di Billy-Ray Belcourt è un memoir – edito in lingua italiana da Black Coffee nella collana Americana.
Billy-Ray racconta  la realtà complessa che lo ha circondato dalla nascita.
Ma di quale realtà stiamo parlando?

La storia ha inizio tramite un’accorata lettera prefatoria in cui l’autore si rivolge a nôhkom – la nonna che lo ha allevato nella riserva della Driftpile Cree Nation, in Canada.

Belcourt ci invita ad osservare ed esplorare la sua esperienza queer, ma non solo: ci mostra la strada verso il mondo guasto in cui le popolazioni indigene, oggi – a stento – sopravvivono. Ci racconta l’esistenza da NDN – abbreviazione che la traduttrice Sara Reggiani ci spiega come un acronimo nato nel web e adottato dagli indigeni nordamericani col significato di Not Dead Native.
Billy-Ray analizza crudamente i crimini razziali commessi dal Canada nei confronti dei nativi. Unica colpa dei NDN è quella di non essersi adattati allo stile di vita occidentale.
Ma l’essere queer è, di fatto, l’assunto alla base della narrazione di Belcourt: essere queer ed esserlo in Canada, oggi.  E, mentre i processi di emancipazione moderni riscoprono il  terzo genere fluido, l’autore NDN ci svela l’esistenza di Due spiriti, già presenti nel passato dei nativi: pare, accogliessero identità fluide molto prima dei moderni movimenti LGBTQ+.Insieme alle  prime cotte, condite da delusioni e sperimentazione sessuale, Billy-Ray scopre la scrittura, e con essa la sua intrinseca capacità catartica e di elaborazione delle complessità.

Nel museo della depressione politica, ossia il mondo intero, vengo scambiato quotidianamente per un articolo dell’esposizione dedicata al caos della modernità, perché sono sempre fuori sincrono rispetto all’orologio della Storia. Sono un NDN canadese […] Muto continuamente forma, passo dall’essere l’orfano che guarda il nulla al nulla stesso.

Storia del mio breve corpo è un’intensa riflessione sul genere, sulla storia, ma anche un percorso di costruzione dell’identità che passa attraverso rabbia e vergogna. Belcourt, tramite un dettato originale, a tratti lirico, si posiziona in prima linea nel dibattito letterario sulla questione identitaria nordamericana contemporanea (già affrontata dal più famoso Ocean Vuong), resa più densa e carica di significato dalla sua esperienza di appartenente alla comunità LGBTQ+.

Viola Di Grado, Fame blu

Quando Viola Di Grado scrive, lo fa come se fluttuasse fuori dal corpo, tornandoci dentro solo in attesa del conflitto.

Il corpo è un’eccezione. La materia si aggrega più facilmente in contorsioni vegetali. Il 99% della materia terrestre è costituito da piante. Materia muta. Solo un intoppo ci rende carne e voce: una contraddizione scomoda in un pianeta di vita immobile. Un’organicità che grida, gioisce, desidera, ha paura di morire.

Fame Blu, il suo ultimo romanzo edito da La Nave di Teseo, è la storia di una donna italiana  che si trasferisce a Shanghai,  dopo la morte del fratello gemello.
Lì, nella città in cui il defunto fratello sognava di vivere, insegna italiano ai cinesi, ed incontra Xu. Entrambe in fuga dal loro passato ingombrante e doloroso, le due donne si avvicinano sempre più fino ad arrivare a vivere quel tipo d’amore che divora come una fame interna insaziabile.

Una nube di calore e passività dalla vulva alla testa, una gioia matta e malinconica di essere il pasto di Xu. Sarei stata bene lo stesso se non mi avesse morso, se i nostri corpi si fossero incontrati in modo pacifico, neutrale?

Di Grado ci racconta una Shanghai concentrica in cui l’Asia si mischia promiscuamente all’Europa e l’amore è un viaggio rocambolesco dentro se stessi, in balia di un eros avido che nutre, totalizzandolo, un oscuro senso di angoscia.

Jeffrey Eugenides, Middlesex

Calliope, detta Callie e poi Cal, ci racconta in prima persona la sua storia: è – almeno così crede – una ragazzina come le altre, salvo poi scoprire le insidie nascoste nel suo DNA.

Cantami, o diva, del quinto cromosoma la mutazione recessiva!

Schierati in reggimento i miei geni obbediscono agli ordini. Tutti eccetto due. Un paio di scellerati – o rivoluzionari, dipende dal punto di vista – nascosti nel cromosoma numero 5. Insieme deviano un enzima che interrompe la produzione di un certo ormone complicandomi la vita.

Callie è portatrice di un’anomalia biologica che la rende un raro ermafrodito. Eugenides, tramite la voce ironica ed onesta di Calliope ci racconta il viaggio nel contorto passato della famiglia Stephanides, svelandoci un arcano segreto che la famiglia nasconde da ben tre generazioni. 

Dai nonni di Cal, Lefty e Desdemona, che partono nel 1922 da Smirne, in procinto di essere invasa dai turchi, per approdare in un’America, sbiadito ricordo della Terra Promessa, a Tessie e Milton, genitori di Cal, che lasciano Detroit negli anni ‘70 per trasferirsi a Middlesex, Jeffrey Eugenides ci consegna una saga familiare avvincente e drammatica.  Ed è proprio a Middlesex che Callie passa la sua infanzia ed adolescenza: in quel sessodi mezzo che la rappresenta e che la porterà a porsi le domande fondamentali dell’esistenza, e a cercare risposte ovunque si trovino.

Per parafrasare Nietzsche, ci sono due tipi di greci: l’apollineo e il dionisiaco. Ero nata apollinea, un faccino luminoso di bambina con una massa di riccioli, e mentre mi avvicinavo al tredicesimo anno un elemento dionisiaco si era intromesso. […] Qualcosa di sinistro, di scaltro e “satirico” in senso letterale, aveva preso possesso della mia faccia.

Carolyn Hays, Una storia d’amore. Lettera a mia figlia transgender

Carolyn Hays è lo pseudonimo col quale una nota scrittrice statunitense sceglie di firmare il libro dove racconta l’esperienza di sua figlia transgender.

Questa non è una tragedia.
Ma è cominciata come spesso fanno le tragedie, in modo tranquillo e orribile, con un evento banale, in una stanca quotidianità: qualcuno che bussa alla porta.

A bussare alla porta di una normale e borghese famiglia americana è un assistente sociale. Il motivo che lo porta lì sono delle domande sul figlio di tre anni della Hays: pare che qualcuno li abbia denunciati, asserendo che il bambino abbia atteggiamenti troppo femminili. Da qui ha inizio quella parte di vita che segna definitivamente il confine tra prima e dopo la visita dell’assistente sociale. Allo stesso tempo, prende il via un viaggio alla scoperta di un mondo sordo che non ha alcuna voglia di garantire i diritti a chi si riconosce in un’identità di genere differente da quella della nascita

La famiglia, allora, si organizza di conseguenza a quella sgradita visita, e cerca di scegliere il luogo migliore in cui andare a vivere. 

Carolyn Hays riesce nel corso del racconto familiare ad evidenziare moltissimi argomenti dei dibattiti sui femminismi, citando persino numerosi degli avvenimenti principali degli ultimi anni, uno fra tutti l’America di Trump.L’autrice sfata molti miti sulle persone transgender: spiega, ad esempio, la credenza secondo la quale alle persone transgender viene assegnato un genere alla nascita, basato sui connotati biologici. Fornisce una più logica e aperta prospettiva che prende in considerazione lo sviluppo del cervello e la genetica, svelando come la biologia basata sull’individuazione del genere di appartenenza sia complessa e possa includere innumerevoli e straordinarie variazioni.

Quando iniziasti a dirci che eri una bambina, non sapevi nulla di cervello e di corpo. Se si parla di gay e lesbiche da anni infuria il dibattito per stabilire se una persona “nasca già così”. […] Argomento controverso, che per noi non è mai stato importante, perché essere lesbica, gay, bisex, transgender o queer, etero o cisgender, non fa male a nessuno.

Lettera a mia figlia transgender è un inno d’amore: racconta le difficoltà dei legami, ma è anche una lettera commovente di una madre alla figlia che celebra l’amore senza compromessi. 

Jenny Jägerfeld, La mia vita dorata da re

Jenny Jägerfeld è non solo una delle più famose scrittrici svedesi per ragazzi, ma anche un’acclamata psicologa. Il protagonista di questa storia, che potremmo facilmente definire di formazione identitaria, è il dodicenne Sigge.

Ma avete mai visto un conduttore televisivo strabico? No, non l’avete visto, perché a quanto pare in televisione non li prendono. Li metteranno a lavorare in radio o in qualche magazzino del cavolo in cui non li vede nessuno. è per questo che mi sono fatto crescere il ciuffo sull’occhio, per nasconderlo. Piuttosto che tagliarmi i capelli, preferisco darmi un colpo di accetta alla coscia.

Questa è l’occasione della sua vita da adolescente: finalmente potrà dimenticare le frustrazioni sociali raccolte a Stoccolma per farsi una reputazione tutta nuova nella cittadina in cui abiterà. 

La nonna Charlotte, eccentrico personaggio ricoperto di paillettes, ospiterà Sigge, le sorelle, la mamma e Einstein, il loro cane, al Royal Grand Golden Hotel Skärblacka. Da questo momento, il ragazzo intende sfruttare i 59 giorni – che preceduti da un segno meno danno il nome alla quasi totalità dei capitoli – di vacanze estive che restano per liberarsi delle stravaganze che lo fanno sentire diverso.Jägerfeld plasma dei personaggi ironici e indimenticabili che scortano Sigge nel suo iter di formazione, dove una nuova idea di amicizia e l’unicità e la diversità corrispondono semplicemente all’essere se stessi.

Considerando lo stato dei diritti della comunità LGBTQ+ in Italia, mi pare che potrebbe rivelarsi opportuno inserire ognuno di questi libri – e molti altri – tra le letture scolastiche per avviare i ragazzi delle scuole fin dalla tenera età ad un percorso di sensibilizzazione che li spinga ad essere adulti migliori di quelli che li circondano.

Detto questo, buona lettura!


Fonti consultate

Lorenzo Bernini, Le teorie queer. Un’introduzione, 2017, Udine; 

Maya De Leo, Queer. Storia culturale della comunità LGBTQ+, 2021, Torino; 

Giulia Selmi, Di cosa parliamo quando parliamo di queer? Una conversazione con Cristian Lo Iacono, Portale di Informazione Antidiscriminazioni LGBT. 

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