Niente di buono nel Mediterraneo centrale

Il Mediterraneo è un miracolo. Guardandolo sulla carta geografica per la millionesima volta siamo portati a darlo per scontato; ma, se proviamo ad osservarlo con obiettività, all’improvviso ci rendiamo conto che è qualcosa di totalmente unico, uno specchio d’acqua che, come nessun altro al mondo, sembra essere stato fatto apposta per diventare una culla di culture.

Così scriveva lo storico John Julius Norwich nel volume Il mare di mezzo, biografia del mar Mediterraneo. E, davvero, il mare nostrum è un miracolo. Miracolo che, però, è – come lo hanno chiamato in molti – il più grande cimitero d’Europa

L’8 luglio è, ormai dal 2014, la giornata internazionale del mar Mediterraneo, istituita con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato di salute e sulla tutela del bacino mediterraneo , è, di conseguenza, diventata anche un’occasione per affrontare un dialogo proactive sulla questione dei migranti morti in mare
Una notizia di qualche giorno fa – passata totalmente inosservata – twittata dalla portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, Safa Msehli è questa:

Ancora una strage nel Mediterraneo centrale. Queste persone si aggiungono agli oltre 700 morti in mare, registrati dall’inizio del 2022. Numeri che tuttavia costituiscono solo un’approssimazione, se consideriamo che molte delle tragedie che si consumano in mare passano sotto silenzio. 

I corpi di migranti deceduti in mare arrivano sulla spiaggia di al-Qarboli, 60 km a est di Tripoli – La foto è dell’archivio Ansa

Accendere i riflettori sui problemi geopolitici dell’area mediterranea è un obbligo a cui non ci possiamo sottrarre.
I documenti ufficiali che regolamentano le questioni relative ai migranti, alla ricezione e all’accoglienza degli stessi – con particolare attenzione a profughi e rifugiati – sono principalmente due:  il regolamento (UE) n. 604/2013 (meglio noto come Dublino III) e la Direttiva 2001/55/CE del Consiglio dell’Unione Europea del 20 luglio 2001.
Entrambe le documentazioni – i più coraggiosi e curiosi seguano i link per conoscerle nel dettaglio – costituiscono la base legislativa a cui gli Stati membri dell’Unione Europea devono fare riferimento per la gestione dell’immigrazione. 

Dal 2015, anno in cui la crisi migratoria ha raggiunto il suo momento più critico, il sistema di gestione dei migranti normato, in modo particolare, dal regolamento Dublino III ha mostrato tutti i suoi limiti, soprattutto nella questione della redistribuzione degli individui nel territorio europeo. La critica più consistente riguarda gli squilibri tra i Paesi dell’area UE nell’applicazione delle regole; ma ciò che soprattutto salta all’occhio è come la burocrazia dei palazzi continui ancora una volta a mettere a rischio i diritti fondamentali degli individui.

I Paesi dell’Europa meridionale – per intenderci Paesi come Italia, Grecia e Malta  – sono stati posti in una situazione di difficoltà oggettiva: l’aumento degli arrivi (28.405 sono le persone sbarcate dall’inizio dell’anno sulle coste italiane, secondo i dati del Viminale) li ha messi nella condizione di dover gestire da soli un enorme numero di richieste di asilo.  Possiamo facilmente immaginare come smaltire velocemente le numerosissime richieste possa essere difficoltoso, e come, conseguentemente, questo abbia notevoli ripercussioni sia sui migranti, letteralmente bloccati in un limbo per lunghi periodi, sia per le autorità nazionali, costrette a gestire le situazioni in perenne stato di emergenza. Se a questo quadro aggiungiamo anche la mancanza di un efficiente sistema per favorire i ricongiungimenti familiari, l’aria che tira non è delle più pulite. 

La questione è decisamente complessa, e non mi cimenterò in questa sede in un’indagine approfondita sulle questioni geopolitiche che interessano l’area mediterranea – questo sabato Adele Samarelli ci racconterà la loro evoluzione, mostrandoci alcune prospettive future sulle quali poter contare. 

Questo è solo uno dei tanti guai che affliggono l’universo mediterraneo, non meno importante è la questione della tutela ambientale e della biodiversità

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Capo d’Orlando, Messina. Foto di Emilio Ciraulo, 2012.

Il Mediterraneo è un paradiso della biodiversità marina, nonostante abbia una superficie di circa l’1% di tutti gli oceani, accoglie oltre 12 mila specie marine, circa il 12% della biodiversità marina dell’intero pianeta.

Ma, come canta Manuel Agnelli non c’è niente che sia per sempre. 

Il Mar Mediterraneo è a un punto critico e il futuro non è dei più rosei, nonostante le azioni intraprese in seguito all’entrata in vigore della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mar Mediterraneo, la quale prevede, tra gli obblighi degli Stati contraenti, quelli di prevenire, combattere ed eliminare l’inquinamento dell’area del Mar Mediterraneo al fine di proteggere e valorizzare l’ambiente marino dell’area.
L’Italia – finalmente nel podio di qualche classifica internazionale, tolti i Mondiali e l’Eurovision – è tra i tre Paesi che più riempiono di plastica il Mediterraneo, con circa 34mila tonnellate di rifiuti ogni anno, assieme agli amici di Egitto e Turchia. 

Lo sviluppo economico insostenibile, le microplastiche e la pesca intensiva sottopongono il mar Mediterraneo ad una pressione senza precedenti che ha impatti inimmaginabili sugli ecosistemi marini. 
Il WWF ha pertanto lanciato una campagna di sensibilizzazione e d’azione dal titolo GenerAzioneMare il cui scopo è quello di tutelare il Capitale Blu del Mediterraneo ed invertire la curva della perdita di biodiversità, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi globali 2030.

Per il resto della settimana, su zirmazine ci occuperemo di questo argomento e non soltanto degli scenari negativi: Anna Mallamace ci racconterà dei tesori dell’archeologia subacquea scovati nelle profondità del mare nostrum, Cristina Caserta ci condurrà tra le dimenticate sonorità dei canti marinareschi, ed altro ancora. 

Come ci suggerisce il team di WWF Italia, anche noi riteniamo che il futuro dell’umanità dipenda dalla salute degli oceani

Stampatevelo bene in mente, e ricordate anche di non lasciare traccia del vostro passaggio sulle splendide, ma stanche, spiagge italiane e mondiali!

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