Francisco José de Goya y Lucientes o semplicemente Francisco Goya

Se si pensa all’arte spagnola, tanti sono i nomi di artisti che con le loro opere hanno portato prestigio alla Spagna, magnificandola agli occhi del mondo: El Greco, Diego Velasquez, Antoni Gaudì, Pablo Picasso, Joan Mirò e Salvador Dalì sono solo alcuni esempi. Ma l’artista che più di tutti ha saputo raccontare la storia della Spagna, le sue tradizioni, le sue incoerenze e quel forte spirito di libertà che la pervade, è Francisco  Goya. 

Libertà è proprio quella con cui racconta la società spagnola e l’umanità in genere con i suoi vizi, le sue paure, le sue contraddizioni, le sue superstizioni, le sue assurdità e le sue crudeltà. I Capricci, i Disastri, le Follie e le Pitture Nere di Goya, infatti, sondano e mettono a nudo con spietatezza l’animo umano tanto che alcune delle sue opere più famose e dal forte impatto emotivo, come Il sonno della natura genera mostri, grazie alla loro capacità di suscitare riflessioni esistenziali, sono diventate delle intramontabili icone.

Vita e opere

Francisco José de Goya y Lucientes nasce a Fuendetodos nel 1746. Il padre era un maestro doratore, mentre la madre proveniva dalla piccola nobiltà aragonese. Portato per il disegno, a quattrodici anni, inizia a studiare nella bottega di José Luzán. Qui conosce l’arte del rinascimento e del barocco italiano che studia e copia per migliorare la propria tecnica. Al contempo, stringe amicizia con Francisco Bauyeu con cui nel  1763 si trasferisce a Madrid.

Francisco Goya, Autoritratto nella bottega, (1790-95); Olio su tela, 42 x 28 cm, Museo de la Real Academia de San Fernando, Madrid

La capitale è una città fervida dal punto di vista culturale ed artistico e  Francisco desidera diventare pittore di Re Carlo III (grande mecenate),  ed entrare così,  alla prestigiosa Real Academia de San Fernando.  Inoltre, a Madrid operano due grandi maestri, il neoclassicista Anton Raphael Mengs  (che affrescò il soffitto del Palacio Real e fu direttore della Real Academia) ed il maestro del rococò Giovanni Battista Tiepolo. I due artisti erano molto apprezzati da Goya (in particolare Tiepolo) e la loro rivalità servì da stimolo per l’artista a migliorarsi. Il tentativo di Goya di entrare all’Academia, però, fallì, e nel 1770, alla morte di Tiepolo, senza più spinta,  l’artista spagnolo lasciò Madrid per recarsi a Roma. Del viaggio di Goya a Roma abbiamo notizie dettagliate dal suo scritto autografo intitolato Cuaderno Italiano. Da esso sappiamo che soggiornò in Italia dalla metà 1770 alla fine del 1771 e che nel Bel Paese conobbe  artisti come Giovani Battista Piranesi (il cui stile lo influenzerà nelle sue future incisioni), le opere di Füssli (prodome del Romanticismo), e poté  studiare dal vivo i grandi  capolavori italiani che aveva sempre amato (Raffaello, Correggio, Bernini, Annibale Carracci e Corrado Giaquinto). Al suo ritorno in patria, il prestigio e le esperienze accumulate dal  viaggio a Roma portarono a Goya  importanti commissioni (gli affreschi della basilica di Nostra Signora del Pilar a Saragozza), che ne fecero aumentare prestigio e fama. Così, nel 1775 Goya riceve l’importantissimo incarico di realizzare una serie di cartoni per gli arazzi della Real Fabrica di Santa Barbara. Venne scelto da Mengs, insieme ad altri giovani pittori, per realizzare degli arazzi che rappresentassero lo stile ed il gusto spagnolo e soppiantare gli arazzi sino ad allora realizzati in stile fiammingo. I cartoni realizzati da Goya, su cui campeggiavano i majos e  le majas, le  feste ed i divertimenti popolari spagnoli,  furono dipinti con così grande abilità e maestria  da incrementare così tanto la fama del pittore e farlo, finalmente, entrare nel 1780, alla Real Academia. In questo periodo, egli si dedica alla ritrattistica, ritraendo molti nobili e realizzando opere di grande caratterizzazione psicologica. Esempio di questa sua abilità, fu il ritratto di Don Luís (fratello del re) e della sua famiglia La famiglia dell’Infante Don Luís di Borbone.

Francisco Goya, La famiglia dell’Infante Don Luis di Borbone (1783); olio su tela, 248 x 330 cm; Fondazione Magnani Rocca, Traversetolo

Don Luis aveva sposato una donna  molto più giovane di lui che non apparteneva alla nobiltà, venendo per questo allontanato dalla corte. La moglie pativa fortemente  tale allontanamento e, per questo, molti pittori prima di Goya  avevano rinunciato a ritrarre la famiglia. Solo Goya riuscì a realizzar loro un ritratto e a trasporre su tela la complessità dei sentimenti dei protagonisti. Nel frattempo, nel 1786, egli era diventato Pintor del Rey realizzando per Carlo III  quattro cartoni con le quattro stagioni (Le fioraie, L’aia, La vendemmia e La nevicata) per la sala da pranzo del palazzo Pardo e  rimanendo tale anche con il successore, Carlo IV.  Questi nel 1789 lo nomina Pintor de Càmara del Rey  e gli commissiona nuovi arazzi (I trampoli, Il gioco dei giganti, Le nozze , Il fantoccio) con temi campestri ed allegri per il suo studio. Ciò costringe il pittore ad interrompere altri arazzi commissionatigli dal defunto Carlo IIII e, per questo,  rimane infastidito  dall’episodio, e ciò si riflette ne i cartoni degli arazzi da lui realizzati. Questi celavano, infatti, una critica alla nobiltà, alle ipocrisie, alle unioni di convenienza ed al  clima di incertezza dovuto alla Rivoluzione francese che si respiravano a corte. 

Le allegrie e gli sfarzi nobiliari erano ormai  anacronistici e fuori luogo  e Francisco si avvicina agli ideali della Rivoluzione. Una volta conclusi i cartoni commissionati dal re, nel 1792, il bisogno di libertà che si era insinuato in lui lo spinge a lasciare per un certo periodo la corte ed andare in Andalusia. 

A Siviglia, però, contrae una malattia ancora oggi  ignota (sifilide o intossicazione da piombo contenuto nei colori), che lo costringe a letto paralizzato e che, una volta superata, lo rende sordo. Questo episodio muta lo stile ed i temi della sua pittura, introducendo quei temi onirici, allegorici e misteriosi per cui tutt’oggi è famoso. 

Un esempio  è  la serie di incisioni del 1799 denominata  i Capricci, subito ritirata dall’Inquisizione. Nel mentre, nel 1795 Goya  era diventato direttore di pittura all’Academia e nuovo ministro era  Manuel Godoy. Per quest’ultimo, dipinse  le due tele gemelle dal titolo la Maja vestida (1800-1803) e la Maja desnuda (1800). Ma la situazione politica in Spagna stava mutando e nel 1808, con l’arrivo di  Napoleone Bonaparte, che sostituisce l’erede al trono Ferdinando VII con il fratello Giuseppe Bonaparte,  l’aristocrazia spagnola aizza il popolo alla rivolta ed il 2 di maggio scoppia la guerra de Independencia. In seguito agli scontri del 1812, nel 1813 Bonaparte  viene cacciato, la Costituzione proclamata ed  il trono torna a Ferdinando VII. Questi, però,  annulla subito la Costituzione, riporta l’Ancien Régime e ristabilisce il tribunale dell’inquisizione. 

Gli stravolgimenti storici di questi anni sono narrati da Goya nelle incisioni del ciclo Disastri della guerra (1810-1820 ca.) e in alcuni dipinti realizzati tra il 1812 e il 1814 per l’Academia, in cui rappresenta scene della rivolta spagnola da un punto di vista documentaristico. Tra di esse, vi sono le  due tele che mostrano  il coraggio del popolo spagnolo durante la ribellione (il 2 maggio 1808 a Madrid, la lotta contro i Mamelucchi e il 3 maggio 1808, le fucilazioni alla montagna del principe Pio). Lasciata definitivamente la corte, nel 1819, Goya, insieme alla compagna Leocadia Zorrilla, si trasferisce a la Quinta del sordo, una casa di campagna nei dintorni di Madrid. I continui litigi con Leocadia ed i nuovi problemi di salute, portano di Goya a realizzare le cosiddette Pitture nere, dipinti ad olio realizzati sulle pareti della Quinta in cui l’artista riflette sui più tristi pensieri della mente umana: follia, magia, distruzione, deliri e morte. La più nota ed iconica fra di esse è Saturno che divora uno dei suoi figli (1821-1823). 

Francisco Goya, Saturno divora i suoi figli (1821-1823); olio su muro trasportato su tela, 146 x 83 cm, Museo del Prado, Madrid

Nel 1823, Goya per sfuggire alle repressioni imposte del governo abbandona la Quinta e nel 1824, a seguito dell’amnistia concessa da re Ferdinando VII, dopo aver ottenuto una licenza per recarsi a Plomieres ed effettuare delle cure, fugge in esilio volontario a Bordeaux, dove  raggiunge altri amici oppositori del regime. Qui, vive gli ultimi anni in tranquillità e muore nel 1828 ad 82 anni. 

Lo stile della sua produzione artistica 

Francisco Goya è stato uno dei più importanti artisti spagnoli. Operante a cavallo fra due secoli, sfiora tutti i movimenti a lui contemporanei (Rococò, Neoclassicismo, Illuminismo e Romanticismo), creando una propria originale poetica non ascrivibile ad una specifica corrente o stile, e quasi anticipatrice di un’arte nuova, impregnata del punto di vista personale dell’artista e dei temi introspettivi. Si è cimentato in diverse tecniche (i cartoni preparatori per gli arazzi, gli affreschi, i dipinti su tela, le  incisioni e le opere realizzate ad olio sulle pareti della sua quinta), ma la sua più grande abilità e peculiarità è stata quella di riuscire a cambiare stile e tema alle sue opere in base agli avvenimenti più significativi del suo vissuto. 

Per questo motivo la prima parte della sua attività da pittore (quella della formazione  e della frequentazione dei frivoli e capricciosi ambienti nobiliari), è caratterizzata da una prevalenza di colori chiari e luminosi, dall’utilizzo disinvolto delle pennellate, dall’espressività dei personaggi e delle scene  narrate e da tematiche leggere e frivole. 

Francisco Goya, Il parasole (1777); olio su tela, 104 x 152 cm; Museo del Prado, Madrid

Il Parasole (che si rifà apertamente ad un modello Tiepolesco), è l’esempio lampante di quei soggetti frivoli della sua produzione giovanile. Fase della sua carriera in cui osserva la società spagnola e le sue abitudini, ma anche e soprattutto respira la vita di corte. E questa sua capacità di osservare si riflette soprattutto nella ritrattistica in cui egli eccelle per la capacità di andare oltre la riproduzione fedele del soggetto e  riesce a darne una precisa caratterizzazione psicologica. 

Nella maturità, la malattia contratta nel 1792 muta la sua produzione pittorica ed i temi dei suoi capolavori iniziano ad essere cupi e a vertere più al romanticismo, introducendo scene, situazioni ed allegorie oniriche ed irrazionali. Ecco, allora che le tematiche si fanno più introspettive ed indagano i temi dell’esistenza. Questo cambiamento avviene in due fasi, la prima inizia con una serie di piccoli quadretti con scene drammatiche e tragiche (naufragi, incendi, interni di manicomi), fino a raggiungere il culmine con i Capricci, nel 1799. In questa  serie di ottanta incisioni Goya presenta vizi, superstizioni, abusi, stregonerie, riti magici oscuri ed oscuri. Un chiaro esempio è la famosissima incisione Il sonno della ragione genera mostri, simbolo della fine dell’Illuminismo  e dell’inizio del venir meno delle  regole morali, con il caos che regna indisturbato. 

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri (1797 circa); penna e inchiostro su carta, 23 x 15,5 cm, Museo del Prado, Madrid

Di passaggio  fra questa prima fase e quella più oscura e cupa della maturità, si colloca una delle sue opere più celebri: la Maja desnuda. Non sappiamo nulla sulla committenza dell’opera e si ipotizza che la protagonista del dipinto fosse o la duchessa d’Alba (precedentemente proprietaria della collezione), o l’amante del ministro Manuel Godoy. Sua gemella è l’opera la Maja vestida appartenuta anch’essa a Godoy  per il suo gabinetto privato.

Francisco Goya, Maja vestida (1800-1803); olio su tela, 95 x 190 cm,Museo del Prado, Madrid

La vestida (il cui soggetto differiva nella fisionomia  della desnuda), probabilmente, per tenere segreta l’amante, copriva quello senza veli che era visibile solo alzando quello più convenzionale. La Chiesa, allora, proibiva  che una donna nuda non rappresentasse un personaggio mitologico e laMaja desnudaera un vero e proprio soggetto erotico. Motivo per cui, nel 1811, quando i due dipinti vennero rinvenuti alla morte di Gody, Goya si ritrovò davanti al tribunale dell’Inquisizione. 

Francisco Goya, Maja desnuda (1800); olio su tela, 95 x 190 cm, Museo del Prado, Madrid

Con la guerra de Independencia, i temi narrati da Goya  si incentrano sugli episodi di guerra ed il taglio con cui li realizza è quello documentaristico. L’opera più rappresentativa  del tema è Il 3 maggio 1808: fucilazioni alla montagna del Principe Pio. Essa descrive l’esecuzione di alcuni patrioti spagnoli. Un dipinto carico di pathos, la cui drammaticità raggiunge il suo apice con il gesto del patriota bruno con la camicia bianca che con coraggio e dignità accetta la sua triste sorte. 

Francisco Goya, Il 3 maggio 1808 (1814); olio su tela, 266 x 345 cm, Museo del Prado, Madrid

Le esperienze vissute (la guerra ed i suoi orrori, l’inquisizione e la malattia), invece, sono sicuramente alla base della seconda  fase della maturità del pittore, quella delle Pitture nere sulle pareti della Quinta. Le ambientazioni sono ora più cupe e fosche  e le tematiche richiamano sempre più l’occulto e la stregoneria (sabba, mostri e fantasmi, spesso allegoria della Spagna del tempo), rappresentando  un mondo in cui la presenza del male prevale sull’uomo. Anche qui, come nella prima fase dei Capricci, egli sembra volere reagire e denunciare con la sua arte le conseguenze della  sconfitta dell’illuminismo che con il sonno della ragione aveva generato solo mostri. 

Francisco Goya, La lattaia di Bordeaux (1827-1828); olio su tela, 74 x 68 cm, Museo del Prado, Madrid

Serena, invece, è  l’ultimissima fase della sua vita, quella vissuta a Bordeaux, lontano da guerre e repressioni. Ciò si ripercuote sulla sua produzione artistica fatta di litografie, ritratti e sperimentazione di nuove tecniche in cui le pennellate di nuovo sono sciolte e vibranti e le composizioni luminose e piene di colori da sembrare quasi un inno alla pace e alla speranza, dopo tanto orrore vissuto. L’ultima sua opera conosciuta la Lattaia di Bordeaux (1827-28), ne è il migliore esempio. 


Fonti consultate

Tazartes, Maurizia. “Goya”. Giunti editore. Collana artedossier, 2014;

Treccani. “Goya, Francisco” consultato il 16/09/2022. www.treccani.it .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *